Alla scoperta del “calice perfetto”, il giusto contenitore per assaporare e giudicare un vino

Nato dall’intuizione di Jules Chauvet, il bicchiere ISO è il contenitore perfetto per assaporare e giudicare un vino. L’enologo di origine francese negli anni ’50 ha avuto una importante intuizione: secondo la sua teoria “il rapporto tra il volume del vino e la superficie di contatto con l’aria è direttamente legata allo sviluppo di aromi”. Seguendo questa regola e tenendo conto del fatto che il vino sprigiona aromi e profumi una volta a contatto con l’aria, è stato creato negli anni ’70 il bicchiere ISO.

Il calice da degustazione ISO si chiama così poiché la sua forma e le sue dimensioni sono state definite e codificate come standard dall’International Organization for Standardization: la più importante organizzazione a livello mondiale per la definizione di norme tecniche.

Caratteristiche del bicchiere ISO

La forma del bicchiere ISO viene detta a “uovo allungato”, perché la sua pancia termina con un’apertura più stretta rispetto al corpo del calice: ciò serve a concentrare gli aromi che si sviluppano nel perfetto rapporto di dimensioni tra la parte occupata dal vino e la parte vuota del bicchiere.

I rapporti studiati si basano su una specifica quantità di vino da versare nel bicchiere: da un minimo di 50 ml a un massimo di 100 ml di liquido.

Il materiale dev’essere ovviamente vetro trasparente ed è stato codificato come mezzo cristallo, cioè contempla l’aggiunta di una percentuale di piombo (o di vetro sonoro superiore) al cristallo, percentuale che può raggiungere circa il 10%. La caratteristica fondamentale del bicchiere ISO è la possibilità di sfruttare, in fase di degustazione, il miglior rapporto tra la superficie dell’aria e il volume del vino contenuto.

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